Non consumatori del mondo ma guardiani del giardino
Lo sviluppo nella comunicazione, lo spostarsi di uomini ed idee, gli scambi commerciali, la necessità di varcare i confini nazionali hanno portato, dal secondo dopo guerra ad oggi, ad una omologazione delle culture umane mai riscontrata in tutta la storia.
Accanto agli indubbi e forse preponderanti riflessi positivi, sorge però la preoccupazione di dover assistere con una certa inquietudine all’affermazione di un modello culturale unico, di un “uomo a una sola dimensione”. Il panorama economico-sociale del nostro meraviglioso pianeta è quanto mai ampio, tanto da togliere il respiro, e pensare ad uno sviluppo equo per tutti può apparire un impegno ciclopico. Molti sono gli argomenti spinosi ma tra questi emergono senz’altro gli interessi geopolitici dei singoli governi assieme alla tendenza a considerare gli aiuti umanitari come l’unica risposta alle realtà di crisi.
Considerando che l’economia mondiale è spartita al 90% tra l’Europa, il Giappone e gli Stati Uniti e che al resto dell’umanità appartiene il rimanente 10% appare evidente che una giusta e corretta cooperazione internazionale potrebbe davvero promuovere uno sviluppo cosciente dei popoli e delle comunità più svantaggiate, realizzando quel sogno che vive nella coscienza dei più che consiste in una equa ripartizione del benessere.
Secondo questa logica segnaliamo alcune organizzazioni, enti o associazioni, che in vario modo si occupano di dar voce o sostenere le realtà che nel mondo sono più fragili. In tal modo, con un semplice “clic” possiamo tutti sentirci partecipi dell’impegno di molti e forse entrare in contatto con realtà concrete.
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