Cina e Tibet

Viaggio in Tibet, partenza il 4 agosto 2010

(cod.: CI_TIB_040810)
 

Tibet, Il Tetto del Mondo

Con accompagnatore dall’Italia dal 4 al 14 agosto 2010

Un viaggio attraverso le alte terre percorse dallo Yarlung (il Brahamaputra) dove vive il popolo tibetano. Una terra incastonata tra le vette del Karakorum e dell’Himalaya a sud e del Kunlun a nord. Il tetto del mondo, il luogo più alto per la spiritualità dell’uomo che da sempre è l’unica cosa che conta, al di là di tutte le contrapposte rivendicazioni. Una cultura legata a doppio filo con la pratica religiosa che raggiunge altezze solo percettibili da noi occidentali. I Tibetani danno alla loro religione il nome di “Chos” che significa semplicemente “legge”. Solo negli ultimi decenni si è potuto approfondire il significato profondo e non apparente di alcuni rituali che in passato sono stati spesso semplicisticamente liquidati come espressioni magiche e demoniache. Il buddismo tibetano, che lascia invece grande spazio alle modalità per raggiungere l’illuminazione, si fonda sul lamaismo (lama = guida spirituale) che venne introdotto nella regione nell’VIII secolo sovrapponendosi alle religioni primordiali autoctone animiste. Il lamaismo assorbe in particolare le caratteristiche della religione Bon e forma un quadro religioso che è la continuazione della religione antica seppure sotto nuove vie, forme e pratiche che mantengono saldamente la meta comune: l’illuminazione. Dice il XIV Dalai Lama: “Quando vi svegliate al mattino, se avete interesse allo sviluppo spirituale, dovete esaminare la vostra mente e cercare di sviluppare una giusta motivazione. Quindi ripromettetevi seriamente, con determinazione, di praticare in futuro, e in particolar modo oggi stesso, un corretto comportamento e un corretto modo di pensare. Pensate che aiuterete gli altri in modi corretti, e se ciò non sarà possibile, vi asterrete almeno dal nuocere loro. In seguito, durante il giorno, di tanto in tanto rammentate a voi stessi ciò che vi siete ripromessi al mattino. A sera ripercorrete la vostra giornata per vedere se l’avete davvero trascorsa come vi eravate ripromessi al mattino. Se trovate qualcosa di buono, bene, siatene lieti! Rafforzate la vostra decisione rallegrandovi delle buone azioni compiute e ripromettendovi di continuare così nel futuro. Se scoprite che nel corso della giornata avete commesso qualche azione negativa, provatene rimorso e rimproverate voi stessi, riflettendo sul fatto che le azioni negative commesse nel passato sono il motivo per cui state tuttora sperimentando conseguenze indesiderabili. Riflettete che se continuerete a indulgere in azioni simili nel futuro, si ripeteranno anche le conseguenze negative. Questo è il modo: provare e riprovare e riprovare ancora! Allora, col tempo, c’è speranza. C’è la possibilità di migliorarsi. Le benedizioni che vengono dagli altri non sono sufficienti. In quanto buddista so che ci sono migliaia e migliaia, milioni, miliardi di Buddha e Boddisatva nell’universo; ma noi siamo qui e ancora sperimentiamo mille difficoltà ogni volta che qualcosa non va. Dunque le benedizioni non bastano. Le benedizioni devono venire dall’interno. Senza il nostro sforzo, le benedizioni non possono raggiungerci”. All’interno di queste riflessioni abbiamo ritrovato tutti gli elementi rituali, le espressioni, le maschere, gli oggetti simbolici, i costumi, le danze, la musica, le cerimonie del mondo tibetano e abbiamo identificato il filo sottile ma inossidabile che lega gli uomini gli uni agli altri. Con questo itinerario staremo sette notti in Tibet, nella regione dello Xizang, politicamente appartenente alla Cina. Esploreremo con un circuito ad anello il cuore del Paese, attraversando un territorio maestoso dove i pastori nomadi con i loro ovini e gli yak spostano da un punto all’altro le tipiche tende nere poligonali. Constateremo che uomini e donne vestono gli stessi abiti, un’ampia casacca di lana stretta ai fianchi da una fascia alta, berremo il loro tè, ascolteremo le loro musiche, pregheremo presso i loro monasteri constatando tutte le differenze con i Cinesi e lasceremo qualcosa di noi tra le vette dei monti. Più saggiamente prenderemo con noi qualcosa che ingombra, che riempirà il cuore e l’anima, il sentimento della compassione e della partecipazione che non ci abbandoneranno mai. Per partecipare al viaggio è necessaria una buona capacità di adattamento oltre a uno stato di buona salute fisica (polmoni, cuore, circolazione). La straordinarietà dei luoghi ripaga abbondantemente di qualche inevitabile scomodità.

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