India

Kashmir e Ladakh, partenza il 27 agosto 2010

(cod.: INKASLAD270810)
 

Il Piccolo Tibet, Viaggio in Kashmir e Ladakh (India del Nord)

Dal 27 agosto al 9 settembre 2010
Con mediatore culturale dall’Italia

Dopo aver visitato il magnifico tempio d’Oro dei Sikh di Amritsar, partiamo da Srinagar, la piccola città medioevale con un dolce clima tutto l’anno sotto le vette dell’Himalaya che non potrebbe essere più bella con i suoi paesaggi bucolici, i giardini in fiore, i romantici ponti sul fiume Jhelum e sul lago Dal, le case galleggianti, le moschee di legno, le case patrizie e i bazar raffinati. Proseguiamo quindi in Ladakh adattandoci lentamente alle diverse altitudini e cambiamenti di clima: alla quota dei 3500 metri di Leh basta un alito di vento perché le condizioni climatiche cambino radicalmente passando da temperature elevate a temperature decisamente invernali. Un viaggio in Ladakh non è motivato solo dalla visita delle fortezze medievali fortificate come quelle di Leh e di Stock, dei gompa (monasteri buddhisti) di Shankar, Shey, Hemis, Likir o Phyang resi minuscoli dai ghiacciai incombenti, delle città monastiche come Lamayuru appollaiata sui monti e Alchi pigramente distesa in pianura. Non è motivato solo dalle immense statue dorate ricoperte di pietre preziose o dai dipinti unici e irripetibili come quelli di Alchi. In Ladakh si va a cercare sé stessi, come si va in Tibet, per lasciarsi pervadere dal suono, dalla luce e dal tempo. Ci si va per rendersi conto che siamo vivi e assetati di sapere e allora non ha importanza se i monaci di questo o quel monastero seguono la via riformata dei “berretti gialli” o quella antica che, assieme a Mila-repa persegue l’illuminazione attraverso il controllo della propria temperatura corporea, se quella statua rappresenta il Buddha storico Sakyamuni o quello del futuro Maitreya; non ha più importanza che l’albergo di Leh sia semplice ed essenziale, basta che sia pulito, non si teme più una notte in tenda se il cielo notturno che la sovrasta è talmente pieno di stelle da parere d’argento. In Ladakh si va per sentire il melanconico salmodiare dei monaci al crepuscolo, per vivere il lento danzare di monaci mascherati, per sentire sulla pelle il baratto dei mercati e nelle orecchie gli zoccoli di yak infiocchettati di rosso, di pecore e capre che pascolano sotto l’occhio vigile di pastori che non hanno smesso gli abiti che i loro avi portavano mille anni fa. Le sistemazioni per la notte sono ovunque, ad esclusione di Delhi, semplici, dignitose e sufficienti. La varietà delle visite e la bellezza dell’ambiente ripagano ampiamente dei disagi, dell’intenso ritmo del viaggio e dell’impegno fisico necessario. Alcuni trasferimenti sono lunghi ed impegnativi su strade spesso non asfaltate e tortuose, seppure spettacolari. Suggeriamo di documentarsi sulle diverse culture orientali ed in particolare sull’islam e sul buddismo prima di partire: servirà a godere appieno dell’atmosfera e a tollerare improvvisi cambiamenti di itinerario spesso dovuti al tentativo di non mancare una cerimonia religiosa in questo o quel monastero o una festa tradizionale.

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